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    A partire dai primi anni Sessanta Giuseppe Inama iniziò ad acquistare piccoli appezzamenti sulle colline del Soave Classico. Nonostante...
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Inama Azienda Agricola

Inama Azienda Agricola

San Bonifacio
Località Biacche, 50

Contatti

+39 456104343
+39 456131979

Descrizione

A partire dai primi anni Sessanta Giuseppe Inama iniziò ad acquistare piccoli appezzamenti sulle colline del Soave Classico. Nonostante il Soave fosse il vino bianco italiano più famoso nel mondo, pochi avevano compreso quanto sarebbe stato importante possedere la miglior terra per assicurare un futuro di continuità qualitativa al proprio vino. L'intuizione del fondatore fu proprio quella di capire che un giorno il territorio del "Classico" sarebbe stato indispensabile per produrre vini irripetibili altrove. Vini minerali e floreali, con equilibrio ed eleganza per corrispondere pienamente al concetto di vino al di sopra delle mode.

Oggi questa proprietà conta su circa 25 ettari. La vocazione, unica per le uve bianche, è data dalla natura vulcanica del terreno: un basalto lavico puro, il solo con tali caratteristiche nel nord Italia. In epoca Romana fu subito vitato probabilmente con un antico Grecanicum divenuto poi Garganega nell'accezione locale. Pertanto, è cosa nota che la Garganega, principale e per noi unica uva per la produzione del Soave Classico, ha qualcosa come almeno 2000 anni di residenza sul territorio.

Come in molte altre aree viticole italiane, negli anni '80 e '90 sono state introdotte alcune parcelle di vitigni francesi, nel nostro caso Sauvignon e Chardonnay.

Il progressivo ritorno in auge del Soave Classico ha relegato tale operazione ad una positiva esperienza legata ad un particolare momento storico.

Di notevole importanza è stata però l'esperienza ricavata dalla combinazione tra il territorio e questi vitigni non "adattati" allo stesso. In breve tempo ci si è resi conto che in un'area di grande personalità è sempre il territorio con le sue caratteristiche a dominare il vitigno e non viceversa.

Questa esperienza ha aiutato a comprendere perché le vecchie pergole di Garganega esprimano determinati sapori, aromi ed eleganze solamente sulle colline del Soave Classico e non altrove, anche se a pochi chilometri di distanza.

E' stata pertanto nostra scelta quella di mantenere quanto più possibile gli impianti di vecchie viti al fine di massimizzare queste caratteristiche.

Negli ultimi anni, il boom dell'enologia e della viticoltura nel mondo è stato legato avarietà, mode e stili di vino molto standardizzati.

Ciò ha creato una quantità di vini spesso ben fatti, ma facilmente riproducibili ed omologati più ai gusti varietali delle uve che al territorio da cui provengono. Ne è risultata una confusione, a tutti i livelli, nella capacità di riconoscere la bontà intrinseca di un grande vino. Questa è quasi sempre legata non solamente alla varietà da cui proviene, ma soprattutto ad una combinazione di fattori non riproducibili al di fuori di un determinato ambiente. In una parola, alla sua "unicità".

Aver prodotto per oltre mezzo secolo Soave nell'area Classica ha creato progressivamente in noi la percezione di quelli che oggi riteniamo i fattori decisivi per la produzione di vini unici.

Possiamo così riassumerli:
- Una particolare area storicamente (ma anche recentemente) riconoscibile come molto vocata per la produzione di determinate varietà di uva che, se caratteristiche di quell'area, possiamo definire come "adattate";
- Queste varietà devono essere in grado di esprimere un fenotipo particolare ed unico di quel territorio;
- L'età media delle viti;
- La pazienza, la passione e l'abilità dell'operatore nel comprendere ed incoraggiare costantemente il miglioramento al fine di ottenere risultati anche e soprattutto sul lungo termine, così da essere consolidati nel tempo;

Giorno dopo giorno, anno dopo anno, cerchiamo di comprendere ed interpretare questi fattori.

I Bianchi
Le prime bottiglie furono prodotte quasi per scherzo nel 1991: si trattava di Sauvignon, una varietà nuova per l'area. Nacque così il Vulcaia Souvignon. La spiegazione di questo approccio è facilmente spiegabile.

In quegli anni l'immagine del Soave era ancora molto appannata a causa delle dissennate produzioni di vino di massa con uve di pianura, ottenute spesso in quantitativi per ettaro spropositati.

La nostra idea era quella di far conoscere il territorio del Soave, non ancora attraverso il suo vino Classico, ma con una interpretazione del Sauvignon che, cresciuto per la prima volta su questo terreno vulcanico, aveva dato origine ad una versione del tutto nuova della varietà francese. Il vitigno risultava essere, fin dalle prime vendemmie, fortemente "addomesticato" dal territorio, addirittura in modo inaspettato con aromi e fragranze di frutta matura, e non vegetali, difficilmente riconducibili alle note varietali. Si tratta pertanto di un vitigno che definiremmo come "ben adattabile". La versione fermentata in legno dello stesso vino, che abbiamo chiamato Vulcaia Fumé, ha ottenuto fin dall'inizio un notevole interesse a causa della sua grassezza e della potente componente di frutta tropicale, caffè ed agrumi.

L'anno successivo è stato introdotto un vino, da vendemmia tardiva della stessa uva, che abbiamo chiamato Vulcaia Après.

Questo vino è stato poi oggetto di una continua sperimentazione/evoluzione fino ad arrivare alla versione attuale. Fermentato in barrique di acacia, è un vino dolce ma con fresca acidità. L'evoluzione in bottiglia lo porta nel tempo ad una complessità aromatica con note floreali e fruttate che si sviluppano in un intenso aroma di composta di albicocche.

L'anno 1992 è stato anche l'inizio della produzione degli altri bianchi: lo Chardonnay e finalmente il Soave Classico Vin Soave. In alcune stagioni di prove (89-90-91) abbiamo sviluppato la tecnica tuttora usata. Innanzitutto viene utilizzata al 100% uva Garganega di proprietà. L'idea era quella di rivisitare le antiche pratiche, ora perlopiù abbandonate, che avevano a nostro parere, valorizzato positivamente le caratteristiche dell'uva. In particolare la breve macerazione sulle bucce (2-10 ore, a seconda dello stato dell'uva e della temperatura) senza aggiunta di prodotti enologici. Poi il naturale imbrunimento dei mosti ottenuti e la fermentazione del decantato non solfitato. Il risultato ha prodotto un Soave Classico molto ben caratterizzato a causa della cessione delle sostanze aromatiche e fenoliche dalle bucce al mosto, ma anche dallo sviluppo in macerazione della microflora spontanea con la conseguente "tipicizzazione" derivata dalla sua attività in queste condizioni. Questa tecnica è poi stata applica
ta alla produzione di tutti gli altri bianchi secchi.

Per il Soave Classico Vigneti di Foscarino, le uve vengono selezionate dalle parcelle migliori e dalle viti più vecchie. La fermentazione avviene (come un tempo) in vecchie barrique (2-5 anni di età). Il vino rimane sulle fecce per 6-7 mesi e viene poi travasato in tini di acciaio dove riposa per altri 6 mesi prima dell'imbottigliamento. Crediamo ciò sia la massima espressione di quanto si possa tradizionalmente intendere come Soave Classico. Probabilmente l'esempio più vicino a quel Soave medioevale che ha generato la fama del vino e del territorio: aroma di fiori di campo che evolve nel tempo verso il miele, forte mineralità che, assieme ad acidità e tannino moderati, rende il vino di piacevolezza "classica".

Nel 1996 abbiamo voluto introdurre un'altra versione del Soave. Avendo piantato alcune parcelle allevate a filare con viti innestate su di un vecchio piede chiamato Rupestris du Lot, è stato ottenuto un mosto di notevole concentrazione che abbiamo poi fermentato in barrique nuove.

Questo Soave Classico è stato chiamato Vigneto du Lot ed ha ottenuto fin dall'inizio notevoli riconoscimenti. Oggi la quantità di legno nuovo è scesa al 25% per non prevaricare le note aromatiche ottenendo sempre un'ottima forza ma maggior eleganza.

I Rossi
Nel 1997 abbiamo prodotto la prima annata di un vino che abbiamo voluto chiamare Bradisismo, proprio come l'evento geologico che ha generato il territorio dei Colli Berici. Composto da un blend di Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot, il Bradisismo 97 si è rivelato fin da subito fortemente caratterizzato dalla presenza del Carmenère, la vera e propria varietà adattata e unica dei Colli Berici. Questa esperienza ci ha suggerito di puntare sempre più su quest'uva.

Il vino esprime una sintesi tra l'aroma intenso di ciliegia matura e concentrata del Cabernet Sauvignon assieme alla vivacità del pepe, dei frutti di bosco ed alla personalità dell'aroma di cacao provenienti dal Carmenère.

L'anno 2000 ha visto l'acquisizione di una proprietà situata a Lonigo composta principalmente da un giovane vigneto di Cabernet Sauvignon messo a dimora in una posizione splendida. L'annata torrida, un massiccio diradamento dei grappoli ed una vendemmia a piena maturazione, hanno dato vita ad un vino di rara concentrazione che abbiamo poi deciso di mettere in bottiglia separatamente e di chiamare Oracolo. Inaspettatamente, nonostante la giovane età delle viti, la capacità di rapido adattamento del Cabernet Sauvignon ha generato un vino di intensità, potenza ma anche freschezza sorprendenti.

In seguito, la messa a dimora del principale vigneto di Carmenère nella plaga presso l'ORATORIO DI SAN LORENZO in località San Germano, ci ha permesso di produrre altri due importanti vini: il più fresco si chiama Carmenere più ed è costituito da un taglio di Carmenere, Merlot e Raboso Veronese; abbiamo poi chiamato il più importante proprio Oratorio di San Lorenzo. La prima annata di quest'ultimo, il 2004, esprime già quanto ci aspettavamo: l'unicità di un'uva (Carmenère al 100%) che sui Colli Berici produce emozioni irripetibili altrove.

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