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Santo Stefano di Cadore

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poco nuvoloso

Descrizione

Comune in provincia di Belluno, situato nel punto in cui la Val Padola si apre nella Valle del Piave, ai confini con l'Austria, l'abitato si sviluppa nel verde protetto dalle vette dolomitiche che gli fanno da sfondo, tra cui il Monte Popera, l'Aiarnola, il Tudaio. È un'attrezzata stazione turistica frequentata durante l'intero arco dell'anno: in inverno è possibile dedicarsi allo sci nelle diverse specialità, mentre in primavera ed in estate si può scegliere tra i tanti itinerari ed i sentieri che conducono alla scoperta della Val Popera, della Valgrande e dei bellissimi boschi che ombreggiano la zona. Nel centro è diffuso il dialetto ladino, una lingua derivata dal latino, diffuso nelle regioni delle Alpi centro-orientali. Oltre che sul turismo, l'economia cittadina è legata al commercio del legname.
La zona del Cadore fu abitata sin dalla Preistoria, come testimoniano importanti reperti; sucessivamente vi giunsero i Liguri, gli Illirici, i Veneti, i Galli ed i Celti. I Romani colonizzarono l'area e probabilmente vi fecero passare una strada che univa la Val Pusteria ad Auronzo. Successero a Roma gli Eruli, gli Ostrogoti, i Franchi, i Bizantini, i Longobardi. Dalle tracce pervenute si evince che nel Comelico esistevano insediamenti sin dall'epoca precedente l'anno Mille. Il primo abitato nell'area di Santo Stefano si venne a costituire sulla sinistra orografica del Piave, lì dove oggi sorge la borgata di Transacqua: il luogo fu scelto non a caso per la presenza dei boschi e dei corsi d'acqua che rendevano possibili il trasporto di ogni sorta di merci favorendo i commerci. Dal XV secolo il paese divenne parte del territorio della Repubblica di Venezia condividendo con il bellunese, prima, e con l'Italia, poi, le vicende storiche successive.

Da vedere:
La chiesa parrocchiale di Santo Stefano, di antiche origini, risale al Trecento, è stata oggetto di rimaneggiamenti sul finire del XVII secolo. E'preceduta da un peristilio con colonne, facciata neoclassica effetto di un rifacimento del 1817. Conserva al suo interno due pregevoli altari lignei in stile barocco, di cui uno della scuola del Brustolon, ed alcune pitture del Monforte.
La chiesa di Costalissoio, dedicata alla SS.Trinità e fondata nel Quattrocento, fu ricostruita una prima volta nel secolo successivo, poi nuovamente nel XIX secolo. Il campanile fu edificato nell'Ottocento su progetto del Pante.
La chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Campolongo, di antiche origini, fu riedificata nel XVIII secolo.
La chiesa dei Santi Lorenzo ed Osvaldo a Casada del 1855.
La chiesa della Beata Vergine delle Grazie a Transacqua.

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